Domani sera inizia un ciclo di incontri che riguarderà argomenti educativi di interesse davvero attuale.
Il primo riguarderà l'emozione della rabbia nei bambini, come la esprimono e quali scelte educative possono alimentarla.
Il secondo di Mercoledì 26 Marzo tratterà il tema delicato della TV e dei Videogiochi.
Il terzo di Mercoledì 9 Aprile invece proverà a toccare un tema davvero delicato, ma essenziale dell'educazione alla bellezza e alla contemplazione di ciò che ci circonda.
L'opportunità data dal Circolo NOI di Albaredo d'Adige, appoggiato e il patrocinato dato dal Comune e dall'Istituto Comprensivo, è da cogliere davvero al volo per poter acquisire la giusta consapevolezza nelle scelte educative quotidiane che si fanno per i propri figli.
Nell'era dell'informazione è davvero un peccato agire ancora nella casualità degli eventi e in balia di ciò che ci accade.
Vi aspetto numerosi!!!!
martedì 11 marzo 2014
sabato 22 febbraio 2014
Appuntamenti Primavera 2014
Ieri sera al Circolo Noi di Castagnaro ho tenuto la serata dal titolo "Bambino difficile o bambino arrabbiato?". L'interesse dei genitori presenti è stato alto perchè oggi è davvero difficile per loro comprendere la modalità con cui relazionarsi, sono invasi da moltissime informazioni diverse e spesso hanno difficoltà a gestire il poco tempo che hanno a disposizione.
L'evento era organizzato dalla Parrocchia, dal Comune e dall'Associazione il Salice grigio e la serata, con lo stesso argomento si ripeterà a
Legnago presso la Sala Civica il 17 Aprile 2014 alle 20.45 "Bambino difficile o Bambino arrabbiato?"
Altri appuntamenti in programmazione si svolgeranno ad Albaredo d'Adige, organizzati dalla Parrocchia e dal circolo Noi con il Patrocinio del Comune e l'appoggio dell'Istituto Comprensivo della zona.
A breve le descrizioni specifiche dell'evento!
giovedì 13 febbraio 2014
Un posto dove mi ritrovo.... ovvero la meditazione per i bambini e le bambine
"Mamma ti prego! Voglio venire qua per sempre!" Li per li sentire una bambina che dopo un incontro con me dice cosi alla madre potrebbe far crescere a dismisura il mio orgoglio... poi mi discosto, prendo le distanze e mi accorgo ancora una volta che sono io che devo apprendere da loro. Queste anime in crescita sono cosi vicine al mondo spirituale più di quello che noi crediamo! Quando creo qui nel mio studio lo spazio per loro, uno spazio di accoglienza, di nuova creatività e di meditazione essi trovano finalmente il modo per ricontattare la loro vera essenza, la loro anima. Con molta facilità, appena vedono che possono fidarsi ed abbassano le loro barriere (spesso date dagli adulti) si entrano nelle visualizzazioni proposte o nelle meditazioni con estrema facilità e riescono a viverci dentro. Riescono ad entrare in quello che vedono non disperdendosi, ma con estrema presenza. Bambini che a scuola vengono giudicati distratti o poco interessati dimostrano invece una grande capacita di essere qui e ora nel momento della meditazione. Se avete provato qualche volta questa pratica, sapete di cosa sto parlando. Solitamente noi adulti, nel momento stesso in cui chiudiamo gli occhi per concentrarci ad esempio sul nostro respiro, iniziamo a pensare ad altro. Magari all'inizio ci innervosiamo pure e ci sforziamo di non ascoltare i nostri pensieri e poi al contrario ci facciamo trasportare da essi senza esserne nemmeno più consapevoli. I bambini invece vedono in questo loro posto interiore luoghi, storie e particolari in modo attento, preciso e li sanno riportare perché li hanno vissuti con vera presenza mentale come direbbero i monaci buddhisti. Loro accettano quello che vedono con immensa gratitudine e stanno l´ad osservare con fiducia quello che accade. Quando ritrovano questa capacità in loro si sentono come tornati a casa, sanno che esiste un posto in cui possono essere quello che realmente sanno di essere, acquistano fiducia in se´ stessi. Questa capacità con l'abitudine e la quotidianità si riporta poi nella vita scolastica, in quella familiare o delle amicizie. Il bambino o la bambina non imparano più a fuggire dai momenti abituando cosi il corpo e la mente a staccarsi e a non essere consapevoli o attenti, ma al contrario hanno fiducia su come loro possono agire e essere presenti nella propria realtà.
I figli ci chiedono di essere dei creativi...
O. M. AIVANHOV, filosofo orientale così diceva: "UN BAMBINO CHE NASCE, NON NASCE PER CASO. SE MI DOMANDATE PER QUALE RAGIONE E' NATO VOSTRO FIGLIO, VI RISPONDERÒ': “AFFINCHÉ' SAPPIATE COSA AVETE NELLA VOSTRA MENTE” E' COSI' CHE GLI UOMINI E LE DONNE IMPARANO A CONOSCERSI: ATTRAVERSO I LORO FIGLI."
Infatti, spesso la nascita, la crescita, o anche la semplice ricerca di un figlio, mettono l´uomo e la donna davanti a nuove domande, alcuni reagiscono alzando muri e seguendo le credenze genitoriali o culturali, altri si chiedono se quello che pensavano dei bambini sia davvero cosi. Quando poi si inizia a conoscere a fondo e senza pregiudizi l'anima del bambino o della bambina nata, si iniyia anche a riallacciarsi con la naturalità del crescere che spesso non siamo noi a decidere, ma si deve solamente seguire e apprendere da essa.
Si ripercorre poi ´la propria infanzia, ciò che davvero dovevamo essere, ma non ci e´ stata data la possibilità, ci accorgiamo allora di esserci dimenticati chi siamo davvero. La nostra anima continua il suo comunicare con noi attraverso il corpo o la mente, ma noi siamo troppo impegnati a volte a sostenere ruoli che ci sono stati imposti dalla società, dalla cultura, dall'albero genealogico. Spesso agiamo conformandoci o semplicemente scegliamo di fare esattamente il contrario di quello che ci viene chiesto dall'esterno. Se non diventiamo consapevoli di ciò sarà un ripetersi di ruoli ed errori che tramanderemo ai nostri figli, a meno che non decidiate di spezzare la catena e di scegliere una via creativa: un nuovo percorso, un nuovo modo di vedere e costruire la vostra vita. Anche Picasso avrebbe potuto disegnare come i pittori passati, ma invece ha cercato di avere a disposizione tutte le prospettive possibili e ha trovato la sua terza via creativa. E´ un po quello che un giorno potreste decidere di fare voi con la vostra vita e di conseguenza con la vita dei vostri figli. Vi siete chiesti se davvero le scelte che state facendo siano dettate dalla consapevolezza o da pregiudizi che forse non sapete nemmeno da chi sono stati inventati? Quelle piccole scelte quotidiane, quei gesti che scegliete per i vostri figli e figlie,´da come avviene il concepimento, il parto, lo svezzamento, l´allattamento, l'apprendimento scolastico, lßagire con i premi o le punizioni.... da dove nascono? Oggi sembra poi che tutti siano esperti del settore, specialmente su Facebook, Twitter o simili... In realtà credo che dentro di noi si celi già tutta la conoscenza del perché siamo qui e dobbiamo solo essere educati a riappropriarci della nostra essenza. Non ci servono giudizi o consigli preconfezionati, ma strade creative e accoglienti. Gli strumenti che ci possono accompagnare e sostenere sono molteplici. Attraverso la narrazione di se´ la persona inizia già da sola a prendere consapevolezza del suo agire nel mondo. In seguito la floriterapia, sempre usata in modo creativo, può sciogliere i blocchi o renderci evidente ciò che non ci appartiene. Mano a mano che si procede si potrà prendere nuova consapevolezza dei blocchi presenti nel proprio corpo o nel proprio respiro con la meditazione o la semplice visualizzazione. Si inizieranno a vedere nuove vie creative attraverso composizioni più o meno artistiche, attraverso nuove intuizioni o attraverso il nuovo agire nella nostra vita. Ognuno ha la sua strada da percorrere, diversa da tutte le altre, ma una cosa e´ certa: nessuno dovrebbe scegliere per noi la meta.lunedì 3 febbraio 2014
Perchè lo Yoga per i bambini
Lo yoga, come purtroppo non tutti sanno, non è solo un insieme di pratiche fisiche dette Asanas o di respirazioni chiamate Pranayama, ma è molto di più. Allontanandoci dall'idea che lo Yoga sia religione, quindi accogliendo l'idea più antica e originaria e laica dello Yoga nato in India ci accorgiamo di come sia una via che guarda a tutte le dimensioni della persona. Nella visione olistica che cerco di avere nel mio lavoro di pedagogista, lo yoga riesce a far cogliere ai bambini quella totalità di cui sono composti e riesce a riportarli in completa serenità alla loro essenza. Troppo spesso mi sono trovata davanti a bambini e bambine, specie nell'età della Primaria e Secondaria di Primo grado, già pieni di sovrastrutture create dalla società o dagli adulti che li circondando. Essi sono già costretti in queste etichette e si riempiono di stress, di tensioni, di emozioni inespresse per cercare di seguirle e di rispettarle. Ogni bambino o bambina ha il suo modo di reagire: alcuni si chiudono, altri si arrabbiano, altri recitano il ruolo dei "bravi bambini", ma quasi tutti non riescono più a prendere contatto con la loro serenità. Lo yoga riesce a ridare questo contatto originario e spesso, specie dopo alcuni incontri di gruppo o individuali, in cui unisco anche giochi di arteterapia, racconti o altri strumenti pedagogici, gli stessi genitori vedono il loro figlio "diverso", alcuni notano il tono della voce più calmo, altri più apertura comunicativa. A modo loro reagiscono positivamente a questo spazio di pace creato per loro in cui si possono esprimere per quello che realmente sono, in cui possono contattare le loro emozioni senza averne paura o essere giudicati o analizzati.
Oltre ad avere ottimi risultati sulle relazioni familiari e sull'emotività, si possono riscontrare a lungo andare, con una pratica costante, buoni risultati anche nella concentrazione e nell'attenzione, migliorando così anche alcuni problemi scolastici; non solo perchè si migliora l'autostima in sé stessi, ma anche per le modificazioni a livello ormonale che avvengono grazie ad alcune specifiche posizioni. Buoni risultati si possono avere nei problemi dell'apprendimento o del comportamento supportandolo ad idonei percorsi educativi. Lo stesso vale anche per disturbi dello spettro autistico come parla nel suo studio Dion E. Betts. Personalmente credo che il grande potere della scienza yogica non stia solo nelle pratiche corporee, ma nella capacità, attraverso mantra, meditazioni e altro, di far sentire al bambino la sua reale essenza e di fargli intuire senza grandi sforzi le sue emozioni, comprendendole e raggiungendo una diversa consapevolezza di sè e quindi un diverso modo di percepire ciò che gli accade attorno. In più, quando nel contempo i genitori cercano di capire la propria modalità educativa e si aprono diversamente al proprio figlio, si modificano in modo positivo molte relazioni familiari in precedenza difficili da gestire.
Se siete interessati a conoscere la tipologia di percorsi individuali o di gruppo da me organizzati potete contattarmi a:
amritapedagogia@gmail.com
Cell 3479454211
Per piccoli gruppi di bambini (max 5) si organizzano corsi anche nello studio di Albaredo d'Adige.
lunedì 18 novembre 2013
Pedagogia delle emozioni... tra il Revolto e lo Scalorbi!
Ieri ho fatto una delle mie gite in montagna, ultimamente sono le giornate che preferisco. La natura che ritrovo in quei luoghi evoca in me intuizioni e meditazioni che raramente riescono in altri ambienti.
Prima però torniamo un po' indietro... Martedì scorso, ad una serata che ho tenuto sulle emozioni avevo ribadito l'importanza del collegamento corpo-mente (direi molto più di un semplice collegamento...) e di come questo sentire ce lo potesse dare la natura, di come i bambini potessero apprendere le proprie emozioni con una passeggiata all'aria aperta... Come sempre ciò che dico agli altri non rimane mai lì fermo nel momento e non svanisce lì, ma dentro di me continua a mutare e a farsi sentire. Così è accaduto anche stavolta ed è servita una delle mie migliori domeniche per prendere piena consapevolezza di ciò che avevo detto.
Siamo partiti io e mio marito dal Rifugio Revolto. Sapevamo che stavolta, al contrario delle nostre camminate estive, avremmo percorso meno strada a causa del freddo e della neve che immaginavamo fosse già sull'ultimo rifugio del Monte Carega. Insomma una camminata poco impegnativa, ma che ci lasciava lo spazio per altro. Salendo verso il Rifugio Scalorbi il freddo aumentava e anche la fatica, ma il desiderio di arrivare alla meta che ci eravamo prefissati ci faceva andare avanti. La fatica che si sente in quei momenti diventa quasi piacevole, già questo è un grande insegnamento che si da al proprio corpo e, inevitabilmente, alla propria mente. Le emozioni che si sperimentano sono le più svariate: sconforto se i tornanti che si susseguono iniziano a diventare molti o gioia quando vediamo il rifugio in lontananza. In più ci sentiamo accolti dalla natura, ad ogni passo lei ci sostiene. Allo stesso tempo però, le strade in salita e l'imponenza delle montagne ci ricordano la necessità di percorrere le nostre mete con umiltà. Imparo ad accettare e a conoscere dove posso arrivare io con il mio corpo e con la mia mente, imparo quindi ad amarmi per quello che sono.
Saliamo, sappiamo che manca poco, iniziamo a vedere non solo le vette innevate, ma anche qualche macchia di neve ai bordi della strada che stiamo percorrendo. Infatti arrivati al Scalorbi mai ci saremmo aspettati di avere già un così bel paesaggio! La neve e il silenzio, che lei porta con sè, erano lì davanti ai nostri occhi! Ci siamo emozionati e per un attimo eravamo come dei bambini che si divertivano a giocare con l'eco e a lanciarsi la prima neve. Poi ci siamo accomodati tra quel bianco per fare uno spuntino, il meritato riposo, la meritata pace dell'arrivo. Ciò che di bello accade quando si arriva alla propria meta senza aspettarsi nulla è che quasi sempre ciò che ci accade è più bello di quello che avremmo mai potuto immaginare noi. Se percorriamo con umiltà i nostri percorsi, accettando anche la fatica, lo sconforto; assaporando ogni passo che si fa e stando presenti ad esso, non costruiremmo nella mente esattamente ciò che vogliamo e così la sorpresa di quello che ci verrà dato sarà enorme. Ciò su cui ci dobbiamo concentrare è la strada da percorrere e il sapere dove ci porterà, ma cerchiamo di non immaginare già come sarà quel luogo, lasciamo che il tempo e gli eventi e le strade che sceglieremo lo possano modificare. La natura, questa meraviglia degli eventi, ce la sa far vedere quotidianamente. Lei sa come rispettare i suoi cicli, come percorrere la sua strada, ma a volte, una nevicata improvvisa può impreziosire ciò che già è meraviglioso.
mercoledì 16 ottobre 2013
Tecnologia e bambini: la scelta ai genitori
I videogiochi, la TV e la
realtà virtuale in generale, fanno ormai parte della quotidianità
dei bambini e di tutti noi, ma spesso i genitori non sono ancora
preparati a conoscere i limiti o le potenzialità che si nascondono
dietro a questi mondi. Alcuni papà o mamme ci sono cresciuti con
questi mezzi, altri invece appartengono ancora ad una generazione che
li ha visti nascere. Molti hanno comunque in comune la poca
consapevolezza di come esserne mediatori.
Spesso viene
sottovalutata la potenza comunicativa dei suoni e delle immagini in
individui in crescita in cui l'attività cerebrale non è nettamente
liberalizzata e in cui realtà e finzione hanno difficilmente un
netto contrasto. Alcuni genitori ne sono spaventati e allontanano i
loro figli da qualsiasi forma informatica o multimediale che possa
esistere, altri danno invece a loro disposizione qualsiasi tipo di
gioco o di visione televisiva.
I rischi che si celano
sono svariati: confusione tra realtà e finzione, non corretta
mediazione dei messaggi anche subliminali che vengono forniti, non
corretta osservazione della realtà in cui si vive, scarsa mediazione
emotiva di ciò che si osserva, distacco dalla realtà familiare,
chiusura in sé stessi, abbassamento della concentrazione e
dell'attenzione, nervosismo, richiesta di consumo eccessivo di alcuni
alimenti... si potrebbe continuare per molto ancora, ma dall'altra
parte sorge spontaneo pensare che questo è il mondo in cui
cresceranno i bambini e le bambine di oggi. Quale allora il giusto
limite? Personalmente credo che, nel momento in cui il tablet o il
videogioco non viene utilizzato come modalità per zittire il bambino
o per far sì che “non disturbi” in casa o fuori a cena, la
tecnologia può avere in sé grandi potenzialità. Se prima di tutto
è il genitore a prendersi la responsabilità educativa, e con lui
tutti gli altri educatori che ruotano attorno a suo figlio, ogni
strumento utilizzato avrà la forza che lo stesso adulto deciderà di
dargli e di trasmettere. Allora si potranno usare anche i videogiochi
mediando sulla qualità, sul tempo e sull'età idonea e lo stesso si
farà con la TV e con i tablet.
Capisco che spesso la
difficoltà sta proprio nel saper scegliere, specie se si tratta di
rivolgersi a bambini dai 3 ai 5 anni. Personalmente credo che a
questa età il classico videogioco da TV sarebbe da evitare, i
processi evolutivi e cerebrali sono ancora molto delicati. Molto
facilmente si possono provocare dipendenze e distaccamento eccessivo
dalla realtà che invece il bambino ha bisogno di vivere a pieno con
tutto il corpo per uno sviluppo globale. Inoltre, il saper utilizzare
uno strumento informatico come il PC credo, anche per esperienza
personale, che sia lontano o comunque staccato dal saper utilizzare
una console.
Per quanto riguarda i
tablet, si potrebbe fare un discorso a parte. La letteratura per
l'infanzia sta emergendo anche tra gli e-book, sia riproponendo
vecchie fiabe, sia con nuovi libri, alcuni di questi davvero
interessanti. Se al bambino, avido di esperienze tattili, non verrà
completamente negato il normale libro di carta (o di altri materiali
nel caso dell'infanzia), l'e-book potrà essere un'ulteriore forma
per vivere l'esperienza del racconto e della lettura di storie.
Alcune applicazioni valide vengono proposte da Studio Pango, con dei
libri interattivi, o JekoLab. Elisa Spadaro, nel suo ultimo articolo
sulla rivista Il PepeVerde, descrive bene come quest'ultima abbia
creato applicazioni specifiche per il parent control, cioè un timer
che permette ai genitori di gestire il tempo di gioco del bambino.
Un'altra App da segnalare è quella di Gioia Marchegiani, nominata
come Editor's Choiche Award 2012. Sfogliando tra le pagine di
internet altre applicazioni, giochi o e-book si possono certamente
trovare, ma ciò che resta fondamentale è sempre la scelta e la
mediazione fatta dall'adulto. Il bambino e la bambina devono sentirsi
sorretti e sicuri dalle scelte che compiono con consapevolezza i loro
educatori.
Vi lascio con un pezzo
dell'articolo scritto sempre sul PepeVerde n. 57/2013, da Paola
Parlato: “Perciò è necessario, oggi più che mai, che gli
educatori- genitori, insegnanti, agenzie di formazione e organi
costituzionali – tornino a dialogare, a confrontarsi, a elaborare
ragionamenti e strategie coerenti...Perchè quello che conta è il
mediatore, l'accompagnatore, ora suadente ora normativo, che guidi i
più giovani a rapportarsi alle risorse e a gestirle, a usarle
sapientemente prima di esserne usati, prima che la complessità renda
più deboli ed esposti invece che più forti e consapevoli.”.
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