domenica 31 agosto 2014

Settembre porta sempre nuovi progetti...

Con l'inizio di Settembre iniziano anche le scuole, i nuovi propositi per l'inverno, le nuove attività. Ecco qui per cosa potreste contattarmi per iniziare alla grande il vostro periodo autunnale e invernale....

CORSI DI YOGA e MEDITAZIONE PER ADULTI DI GRUPPO E PERSONALIZZATI - per aiutarvi nello stress da lavoro e per mantenervi in forma.

PERCORSI DI RILASSAMENTO E CONOSCENZA DEL PROPRIO PROGETTO DI VITA - sapere chi siete e dove state andando può togliere molte ansie e piccole problematiche familiari, di coppia, con i vostri figli, lavorative e relazionali. Avrete la possibilità di esplorarvi e di ritrovare l'amore verso voi stessi e verso gli altri. Può essere accompagnato dolcemente dai Fiori di Bach.

CORSI DI YOGA PER BAMBINI - per stimolare posture corrette rispetto alla staticità che vivono a scuola o a casa. Per imparare strategie per diminuire lo stress e l'ansia da prestazione. Per conoscere ed esplorare i cambiamenti del proprio corpo e le proprie emozioni. Utile in caso di dislessia, disgrafia, iperattività, problemi dell'attenzione.

RECUPERO IN CASO DI DIFFICOLTÀ' SCOLASTICHE - per qualcuno non basta aver eseguito bene i compiti di scuola, alle volte serve un po' di motivazione in più, un percorso alternativo che aiuti a far crescere l'autonomia, l'attenzione, la precisione.

FORMAZIONE GENITORIALE - avete dubbi sul vostro stile educativo? Potete venire qui da me da soli oppure partecipare agli incontri di piccoli gruppi che verranno organizzati qui nello studio.

Non esitate a chiamarmi per qualsiasi richiesta o dubbio.

Vi auguro un meraviglioso inizio per i vostri nuovi progetti!!!!

venerdì 29 agosto 2014

L'ora della merenda ricomincia...

Tra poco tempo inizieranno le scuole e i negozi si stanno mobilitando per far sì che gli alunni abbiano tutto il necessario per andarci ben equipaggiati. La mia attenzione oggi si è soffermata su una nuova merenda in commercio ( non voglio fare nomi, sarebbe comunque inutili ai fini di questo scritto).
Questa corsa alla merenda più sana si trasforma spesso in una corsa alla merenda "più in" o più in voga. Le mamme sono in cerca spesso di merende che non escludano socialmente i loro figli, che li facciano sentire a loro agio all'interno del gruppo. Ecco che la merenda della mattinata non diventa più qualcosa che mi deve nutrire all'interno, ma qualcosa che ancora una volta, come troppe cose a mio parere nella nostra società, mi fa da maschera per dire agli altri quello che sono. E' l'ennesimo oggetto che definisce la mia identità. In questa forma di insicurezza si infilano con facilità i messaggi pubblicitari che raramente hanno come obbiettivo la salute dei bambini. Alcune mamme si sentono a disagio nelle loro scelte più salutistiche e quando preparano una buona merenda fatta in casa hanno paura di essere derise o di far passare per poco interessanti i loro figli. Vorrei mandare un messaggio di incoraggiamento a loro per iniziare al meglio il nuovo anno scolastico. Non fatevi ingannare da falsi sensi di colpa! Provate a pensare anche solo alla differenza che si trova nel gesto di acquistare velocemente un sacchetto di merendine e quello di dedicare del tempo alla cura della preparazione del cibo di chi amate. Quale dei due vi rimanda più affetto? Il bambino che vede la propria madre "perdere del tempo" per la cura delle cose che lo riguardano si sentirà alimentato anche di ciò che più conta nell'educazione dei figli: l'amore. E chissà.... magari quell'amore nutrirà così tanto la sua personalità da riuscire a sentirsi fortunatamente unico e importante nel suo essere Persona. 
Buon nuovo anno scolastico a tutti!

sabato 23 agosto 2014

Educare a volare...

"Siamo liberi di andare dove ci aggrada e di essere quelli che siamo" rispose Jonathan e, levatosi in volo, fece rotta verso oriente, dove aveva dimora lo Stormo. (Il Gabbiano Jonathan Livingston di R. Bach)

Chi di voi ha letto questo libero? E' abbastanza conosciuto e personalmente mi è rimasto nel cuore fin dalla prima lettura. Oggi è difficile per noi sentirci davvero liberi di esprimere quello che siamo. Troppo spesso siamo sopraffatti da paure, ansie, sensi di colpa. Non vogliamo tradire la nostra famiglia, il nostro gruppo o la nostra cultura e per questo continuiamo a recitare parti che non ci appartengono. Ci troviamo a seguire progetti di vita scelti da altri finché un giorno non ci accade qualcosa e ci accorgiamo di essere infelici. Molte persone fanno finta di niente, non ascoltano questi messaggi e continuano a recitare il loro ruolo credendolo l'unico possibile perchè non porta ad alcun rischio. Jonathan decide di fare diversamente e sceglie di provare a conoscere quella parte di sè che non gli è stata data da altri gabbiani come lui. Vuole conoscere la sua essenza, solo così potrà fare ciò che altri non sono mai riusciti a fare. La cosa più interessante è che questa "essenza" appartiene ad ognuno di noi ed ecco perchè credo che come adulti dobbiamo principalmente educare a volare, come fece Fletcher.


"Innanzi tutto" incominciò, piuttosto greve, "vi dovete rendere conto che un gabbiano è fatto a immagine del Grande Gabbiano, è un'infinita idea di libertà, senza limite alcuno, e il vostro corpo, da una punta dell'ala a quell'altra, altro non è che un grumo di pensiero."
I giovani gabbiani lo guardavano, stupiti e un po' canzonatori. Ehi, Ehi pensavano, è così che tu ci insegni la gran volta?(Il Gabbiano Jonathan Livingston di R. Bach)

Già, purtroppo andare verso la propria essenza sembra noioso o una cosa per pochi (magari anche un po' squilibrati), ma in realtà è lì che si rivelano le nostre potenzialità, quello che noi siamo chiamati a fare. A volte è un lavoro doloroso riconoscere e perdonare i "grumi di pensiero" che sono in noi, ma con questo ci educheremo a ritrovare quello che veramente siamo. In questo modo ci educheremo a volare cercando le piroette o la gran volta che meglio riusciamo a fare.

[per l'immagine si ringrazia http://www.iltuocoach.it/come-gabbiano-jon/]

venerdì 22 agosto 2014

Mamma... Papà... perchè gridate sempre?

Cari bambini e bambine,
      oggi voglio scrivere a voi per cercare di spiegarvi quello che molti adulti fanno a volte tra di loro o altre volte contro di voi: urlare. Se ci pensate l'urlo è utilizzato da molti animali per farsi sentire nelle grandi foreste, altri invece lo usano per spaventare i loro nemici.
Bene, ora voi mi chiederete quindi a cosa serve che lo facciano i vostri genitori (o adulti che vi educano in generale...). In fine dei conti voi non siete dei loro nemici e come distanza al massimo vi potete trovare nell'altra stanza (salvo quando vi trovate in un centro commerciale o al parco...). E' vero, avete ragione, ma comunque i vostri papà e mamme sono mossi dalla stessa paura. La paura di non essere ascoltati, di non essere guardati e considerati, di non essere abbastanza forti, di perdere il ruolo che hanno... e così si comportano come voi quando urlate per avere la loro attenzione... OPS! Forse ho sbagliato qualcosa... Come può un genitore adulto urlare come un bambino per educare un bambino? C'è assolutamente qualcosa che non va!... No bimbi, non riesco a darvi una buona motivazione per quelle urla e meno che non ci sia una condizione di vero pericolo...
[Si ringrazia per il disegno http://bambino.donnamoderna.com/adottare-bambin/]
Cosa mi state chiedendo? Quando urlate voi cosa dovrebbero fare? Bah... va di moda il "lascialo stare che gli passa", ma non mi pare funzioni molto. Io credo che chi ha la possibilità di avere uno spazio sicuro in cui esprimersi e non abbia paura di quello che è non ha bisogno di gridare. Magari cercando di darvi una cosa che sia sicura e rassicurante... ma sì!... che ne dite di un bell'abbraccio silenzioso? Se ci fate caso c'è chi urla per dire qualsiasi cosa, anche se non è arrabbiato o spaventato... e se avesse avuto il suo abbraccio in cui poter esprimersi? Un bell'abbraccio costruito apposta per lui. Chissà, potrebbe così rimanere lì nel suo spazio, ma felice perchè può essere ciò che è e non avrebbe bisogno di... rompere gli abbracci degli altri!


Mamme... Papà... Grandi tutti... insegniamo ai bambini a esprimere quello che sono e che sentono nella calma. Solo nel silenzio possono nascere nuove melodie.


Perchè educare i figli al sentire

Stiamo un po' tutti tornando dalle vacanze o qualcuno ci andrà a breve, c'è chi è stato al mare, altri in montagna, in ogni caso ognuno di noi ha approfittato di una bellezza dalla natura per diminuire il proprio stress, per cogliere dei momenti di felicità, per staccare la spina. Personalmente preferisco la montagna, nasconde molti insegnamenti, metafore o messaggi. Mi sono chiesta quale educazione sia necessaria per far sentire alle nuove generazioni questo sentire. 

A scuola, troppo spesso, la natura ci viene spiegata e mostrata come qualcosa da analizzare e da esplorare rafforzando il nostro individualismo e vedendo essa come una cosa che ci appartiene, ma in modo materialistico. E' lontana da noi, noi non siamo fatti della sua stessa "natura", noi andiamo oltre e qui educhiamo a quelle permissioni che purtroppo si vedono in giro. Poi magari ogni tanto nella formazione scolastica si inserisce qualche progetto di Educazione Civica in cui il bambino deve imparare a memoria e razionalmente che non deve gettare le carte delle caramelle per terra. Niente di più illogico, se la natura non ha nulla a che vedere con me, se io la posso analizzare e modificare a mio piacimento perché rispettarla? Ma allora quale tipo di educazione può davvero portare l'uomo a sentirsi parte della natura e portarci a capire quali scelte compiere? Quale modo può riportare l'uomo a rivedere se stesso e Dio (la Coscienza suprema, l'assoluto, il divino, ciò che ci accomuna ed è infinito, chiamatelo come volete) in ciò che ha davanti? Credete che sia davvero una cosa così lontana dalla vostra quotidianità? Credo che basti guardarci intorno per capire che il modo in cui stiamo educando al rispetto di ciò che abbiamo attorno, cioè attraverso l'enumerazione di regole e lo studio su testi scritti di cosa è il mare o un fiume, non abbia portato a grandi risultati. In molte parti del nostro Paese non si riesce ancora a comprendere l'importanza della raccolta differenziata, ad esempio, oppure non ci sentiamo responsabili delle scelte che facciamo quando compriamo una cosa o l'altra. 
Voglio riportarvi ora una frase di Cheikh Khaled Bentounes in quanto credo sia il nocciolo dell'educazione possibile per cambiare:

C'est notre capacité de discernement qui peut alors nous délivrer des représentations illusoires et rétablir en nous la vérité à condition de contribuer, par étapes successives, a l'évil de nos facultés sensitives jusqu'à ce qu'elles recueillent. Les réalités matérielles ne sont plus alors appréhendées sensiblement a partir de leur forme extérieure mais, subtilement, à partir de leur essence.[ Thérapie de l'âme di Khaled Bentounès– 2 feb 2011, p. 56]

Diventa necessario ritornare ad un'educazione che punti a quelli che sono i nostri "mezzi" di conoscenza primaria che ci permettono di discernere ciò che abbiamo davanti. Troppa scuola è costruita solo per la mente vista come un contenitore da riempire. Se noi tornassimo invece all'educazione dei sensi, alla riscoperta del nostro corpo, del suo modo di percepire, scopriremmo anche cosa è in grado di percepire. Bentounes parla proprio dell'essenza delle cose. Se il bambino viene abituato a guardare, a sentire, a toccare, a gustare facendo silenzio con un certo tipo di mente e accettando ciò che gli viene comunicato dall'esterno riuscirà a sviluppare quell'intuizione necessaria non alla negazione della nostra razionalità, ma al suo rafforzarsi. Le implicazioni su questo modo di percepire l'educazione sono infinite. Non solo dalle scelte che poi si faranno a livello ambientale o dal rispetto che si avrà per gli animali, ma anche la visione del corpo altrui (nel pensiero sufista spiegato da Bentounes si aggiunge anche un altro senso, quello sessuale), e non di meno il sentire il sacro che sta in tutte le cose e quindi l'esistenza di Dio. Il bambino nasce perfetto, lui ha tutti i mezzi per poter conoscere queste cose, ma dipende da noi quale educazione scegliere per lui. Non sono solo discorsi filosofici, questi mi sono stati solo necessari per farvi capire da quale teoria stavo partendo. Ciò che diventa necessario è un provare a fermarci per prima noi. Davanti ad uno spettacolo che ci offre la natura proviamo a fare silenzio con la nostra mente, educhiamo i nostri sensi a farci da ponte e non solo ad analizzare. Educhiamoli a scoprire la verità delle cose e non solo ciò che ci appare per poi dare un giudizio partendo dal nostro individualismo. 

Ed è così che a volte la natura diventa l'unico luogo necessario in cui possiamo andare per ritrovare quello che già eravamo. Vi lascio con una frase da un autore italiano a mio avviso davvero ispirante, qui lui partì per il suo "viaggio" in montagna:

Non era tanto un bisogno di partire, quanto di tornare; non di scoprire una parte sconosciuta di me quanto di ritrovarne una antica e profonda, che sentivo di avere perduto. (Il Ragazzo Selvatico - Quaderno di Montagna , Paolo Cognetti)


martedì 22 luglio 2014

Quando le radici comuni ci chiamano

Nemmeno un mese fa ho visitato l'Altare della Patria a Roma. Un monumento imponente che celebra l'essere italiano e l'Italia. Mi sono ritrovata a pensare, ricercando nei campi mentali racchiusi attorno ai nostri alberi genealogici, quale simbologia e significato stia dietro a quella costruzione enorme. Non voglio addentrarmi nei particolari architettonici che nemmeno mi apparterrebbero come professionalità, voglio solo portarvi a ritrovare per istinto, creatività ed analogia (così d'altronde lavora il nostro albero...), ciò che ci accomuna come patria e ciò che ci stiamo portando dietro. Ognuno di voi potrebbe trovare la sua interpretazione: cosa rappresentano quegli enormi scalini da salire con fatica, il Milite Ignoto al centro di tutto.... ognuno potrebbe rivedere il suo modo di viversi da italiano. Ognuno di noi in qualche modo sta portando avanti il suo ruolo, in qualche modo, anche se ci dicono che gli italiani non esistono, stiamo portando avanti dei valori comuni, dei pregiudizi che arrivano da chissà quali tempi. Quanti gesti si compiono ogni giorno o pensieri spontanei? In fin dei conti tutti hanno sempre fatto così: ma perchè? La moda ci spinge a cercare nuovi luoghi, magari più "evoluti" (o così pensiamo), ma le nostre radici? Sono sempre loro che ci alimentano nelle nostre azioni e ci si può trasformare solo se si portano alla consapevolezza. Il nostro corpo le ricorda, nelle nostre azioni e pensieri ci sono, ma spesso la nostra mente conscia e decisionale ne è succube. Credo che sia questa la vera importanza dello studio della storia o materie affini come la letteratura. Servirebbe un'educazione della storia che guardi alle persone che ci sono state prima di noi, al conoscere le loro scelte e a provare a capire dal basso da cosa erano spinte. Conoscere Cavour, Giolitti, Mussolini, De Gasperi, ma anche chi negli stessi anni,  lavorava i campi o "accudiva il focolare". Le loro idee, i loro pensieri, le loro paure, ciò in cui credevano... anche perchè, che lo vogliamo o meno le nostre radici ci richiamano continuamente; e
vi assicuro che quando si arriva a Roma l'Altare della Patria non lo si può proprio evitare di vedere!

mercoledì 9 luglio 2014

Perchè non mi piace proprio "andare a scuola"?

Da un mese sono iniziate le vacanze e già si vedono rinchiusi in casa bambini e ragazzi immersi nei loro tanto odiati compiti. Qualcuno riesce a finirli con poco sforzo, ma alcuni non ne vogliono proprio sapere. Arrivano a litigare con i loro genitori, si sentono annoiati o incapaci nell'affrontare qualsiasi tema scolastico. Dove sta il nocciolo del problema? La cosa principale che manca a loro è la MOTIVAZIONE ad apprendere. Motivazione etimologicamente parlando significa "muovere verso", ma cosa mi spinge ad andare verso una cosa piuttosto che un'altra? Se provate a pensare ad un alunno che riesce facilmente in ciò che gli viene chiesto di fare solitamente (ma non sempre nemmeno in questi casi...) sarà motivato ad impegnarsi anche a casa o nei compiti futuri. Ognuno di noi se si sente appagato da ciò che sta facendo e sente che i suoi bisogni primari vengono soddisfatti sarà portato ad impegnarsi in misura sempre maggiore. Per questo motivo diventa fondamentale che il bambino si trovi nella condizione di poter sentirsi capace di fare e di sapere come fare. Il punto iniziale deve essere quello di portarlo ad essere consapevole del suo modo di apprendere. Non tutti infatti apprendiamo nelle stesse modalità e spesso purtroppo a scuola si utilizzano solo alcune delle metodologie che ci sono a disposizione. Se però il bambino o ragazzo diventa consapevole del lavoro che lui può fare e viene aiutato in questo percorso può anche lui ad arrivare a livelli ottimi di comprensione e apprendimento. Troppo spesso si guarda alla sua immaturità o alla sua "poca voglia" senza provare a guardare con occhi diversi quello che lui sta vedendo e soprattutto come lo sta vedendo.
Quando il bambino ha difficoltà scolastiche ne va necessariamente della sua autostima e, per il principio olistico di cui siamo fatti, ne rimette necessariamente anche il suo benessere fisico. Per questo motivo dovrà accompagnarlo non solo un lavoro mirato all'apprendimento, ma anche alla crescita dell'autostima e al riagganciare il proprio corpo come portatore di emozioni e di conoscenze. L'apprendimento non è solo una questione mentale e psicologica e tanto meno una questione di sola memoria. Esso riguarda tutte le sfere dell'uomo e ricordiamoci che alla base sta sempre l'emotività che andrà ad incidere a livello fisico. Solo agendo anche a questo livello si potrà costruire una nuova percezione di sé come alunno e quindi una nuova motivazione per andare a scuola serenamente. E' un lavoro che deve essere fatto il prima possibile per non creare inutili pregiudizi sulle proprie capacità e sulla scuola, correndo il rischio che si trascinino nella propria idea di sè per tutta la vita.